Più di un tetto: La rivoluzione silenziosa dello Student Housing Fund in Italia
L’emergenza abitativa universitaria in Italia non è più un semplice disagio logistico, ma un vero e proprio collo di bottiglia per la competitività del sistema Paese. La difficoltà nel reperire alloggi accessibili e di qualità per gli studenti fuori sede richiede risposte strutturali. In questo contesto, il nuovo “Avviso Pubblico per lo Student Housing Fund” , promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e attuato da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), si configura come un cambio di paradigma. Finanziato dall’Unione Europea tramite NextGenerationEU , questo strumento di finanza d’impatto non mira solo a creare “posti letto”, ma a innescare una leva di rigenerazione urbana senza precedenti.Ecco i 5 pilastri tecnici e strategici di questo fondo da oltre mezzo miliardo di euro che ogni investitore, amministratore pubblico e operatore del settore deve conoscere.
1. Uno strumento di de-risking da 599 milioni
La portata finanziaria della misura è imponente. La dotazione complessiva dell’investimento è di € 599 milioni , di cui almeno € 579 milioni destinati direttamente alla concessione dei contributi.Si tratta di un meccanismo di incentivazione a gestione indiretta che copre una parte dei proventi da locazione per i primi 3 anni. Il contributo fisso a forfait di € 19.966,66 per posto letto agisce come un potente strumento di de-risking, garantendo certezza nel Piano Economico Finanziario (PEF) e abbattendo le barriere all’entrata per operatori pubblici e privati.”L’Investimento prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto a favore di soggetti pubblici e privati per la messa a disposizione di nuovi posti letto presso alloggi o residenze per studenti delle istituzioni della formazione superiore.
2. La Clausola del Sud: Il 40% come vincolo di coesione
Non è un auspicio, ma un obbligo di legge: almeno il 40% delle risorse deve essere destinato alle regioni del Mezzogiorno. Questa scelta politica mira a colmare il divario infrastrutturale tra i poli universitari del Nord e le realtà del Sud, promuovendo il diritto allo studio come volano di sviluppo territoriale.Le Regioni beneficiarie di questa riserva sono:
- Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
3. Rigenerazione PNRR: Il vincolo “Non Greenfield” e i target 2026
L’housing universitario diventa lo standard per la sostenibilità urbana. L’Avviso recepisce il principio DNSH (“Do No Significant Harm”) e impone un vincolo rigoroso: gli interventi devono essere “Non Greenfield”. In termini tecnici, è vietato costruire su terreni agricoli o aree naturali (Greenfield), privilegiando esclusivamente il recupero di aree Brownfield (siti da riutilizzare o bonificare) o edifici esistenti. Questa restrizione non è solo ecologica, ma strategica: serve a direzionare gli investimenti verso il riuso del patrimonio edilizio dismesso, accelerando il raggiungimento del target PNRR di 30.000 nuovi posti letto entro il 30 giugno 2026.
4. Il patto dei 12 anni e la garanzia “Vuoto per Pieno”
L’housing sociale si fonda su una visione di lungo periodo. Il vincolo di destinazione d’uso è di 12 anni , suddivisi in un periodo di incentivo (i primi 3 anni) e un impegno successivo di ulteriori 9 anni.Per rendere sostenibile questa “Tariffa Etica”, il bando introduce meccanismi pragmatici:
- Tariffa Media Ridotta (TMR): Una riduzione di almeno il 15% rispetto ai prezzi di mercato.
- Cap massimo: La Tariffa Media (TM) non può comunque superare i € 1.000,00.
- Riserva DSU (30%): Almeno il 30% dei posti deve essere destinato a studenti capaci e meritevoli privi di mezzi.
- Meccanismo “Vuoto per Pieno”: Per la quota DSU, gli organismi regionali corrispondono il corrispettivo unitario al gestore indipendentemente dall’effettiva occupazione. Una garanzia di flusso di cassa fondamentale per la bancabilità dei progetti.
5. Standard REPowerEU: Il divieto di caldaie a gas
In una prospettiva visionaria, l’housing studentesco si posiziona all’avanguardia della transizione energetica europea. E’ previsto il divieto assoluto di approvvigionamento di caldaie a gas naturale .Questa specifica, legata ai capitoli del piano REPowerEU, trasforma ogni nuova residenza in un laboratorio di decarbonizzazione. Gli immobili dovranno necessariamente adottare pompe di calore, sistemi a fonti rinnovabili e standard di efficientamento elevati, garantendo asset immobiliari “future-proof” capaci di mantenere il valore nel tempo.
Conclusione: La corsa verso il 2027
La timeline per gli operatori è serratissima e richiede una capacità esecutiva immediata. La finestra per la presentazione delle domande (a sportello) aprirà il 20 gennaio 2026 e si chiuderà inderogabilmente il 29 giugno 2026. Un ulteriore paletto dimensionale garantisce la serietà dei progetti: ogni intervento deve prevedere un minimo di 18 posti letto. Tutto dovrà essere completato e i posti letto effettivamente disponibili entro il 15 maggio 2027 , per consentire l’erogazione dei fondi entro la scadenza europea del 30 giugno 2027.
Siamo pronti a trasformare i nostri centri urbani in campus a misura di studente, o continueremo a considerare l’alloggio universitario come un’emergenza anziché un’opportunità di rigenerazione e investimento?